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Settembre, andiamo…

Con una citazione dal sapore antico (D’annunzio è solo del secolo scorso, ma ormai i tempi corrono), riprendiamo ad aggiornare questo sito, cominciando ad inserire materiale che riteniamo interessante. Durante l’estate ci siamo riuniti con Giorgio Diamanti, che è l’animatore principale di questa risorsa, per selezionare i materiali da pubblicare, procedendo in modo graduale per metterli così a disposizione degli appassionati.

E che di appassionati di Rodari ce ne siano davvero tanti, uno se ne rende conto persino dalle convulse pagine della politica e dei rapporti diplomatici tra i paesi. E’ proprio di questi giorni (fine agosto-inizio settembre 2026) una diatriba tra Italia e Russia che ha visto spuntare nuovamente il nome di Rodari. In fondo a questo articolo si trova una sintesi (realizzata con l’aiuto della IA) per ricordare quanto successo.

Per quanto riguarda i materiali stiamo procedendo un poco alla volta; pensiamo di inserire i vari documenti in nostro possesso (e sono davvero tanti!) in modo ordinato, così da controllare nel frattempo la modalità più adatta per consentire una ricerca e una fruzione migliore dei documenti.

IN SINTESI: In questi ultimi giorni dell’estate 2026 Gianni Rodari è diventato protagonista di un singolare scontro diplomatico e politico tra Italia e Russia.

Cosa è successo negli ultimi giorni

La polemica è nata a seguito della nomina dell’ex ministro e viceseministro digitale ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del Ministero della Difesa italiano.

  • La provocazione di Mosca: La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha attaccato la scelta italiana dichiarando sarcasticamente: «Se Gianni Rodari fosse vivo, scriverebbe una favola satirica su questo…», liquidando la collaborazione strategica come una situazione surreale degna delle storie per bambini dello scrittore italiano.
  • La risposta di Roma: Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha replicato fermamente che le decisioni sovrane dell’Italia non si stabiliscono al Cremlino, aggiungendo che se la portavoce russa ha letto Rodari, «probabilmente non ne ha capito l’insegnamento».

Il botta e risposta ha riacceso l’attenzione su quanto la figura di Rodari sia viva nella cultura pop e nella memoria collettiva russa.

Perché Gianni Rodari è così conosciuto e amato in Russia

L’enorme popolarità di Gianni Rodari nei Paesi dell’ex Unione Sovietica ha radici storiche, ideologiche e culturali molto profonde:

1. L’affinità ideologica e l’impegno politico

Rodari è stato un militante e giornalista comunista (ha lavorato per l’Unità e fondato il giornalino Pioniere). Negli anni ’50 e ’60, l’Unione Sovietica promuoveva e traduceva ampiamente gli autori occidentali vicini al PCI. Rodari rispondeva perfettamente ai criteri culturali sovietici, proponendo storie che criticavano l’avidità, le ingiustizie sociali e la prepotenza dei potenti.

2. Il successo travolgente di Cipollino (Приключения Чиполлино)

Il suo romanzo del 1951, Le avventure di Cipollino, divenne un vero e proprio fenomeno di massa in URSS. La storia del giovane cipollotto che combatte contro l’oppressione del tirannico Principe Limone e del Cavaliere Pomodoro offriva:

  • Una metafora di lotta di classe accessibile e godibile per i bambini.
  • Un adattamento cult: nel 1961 la Soyuzmultfilm ne trattò un famoso cartone animato, seguito nel 1973 da un film live-action e persino da un celebre balletto al Teatro Bol’šoj con musiche di Karen Chačaturjan.

3. Presenza nei programmi scolastici e nella vita quotidiana

I libri di Rodari sono stati tradotti in decine di milioni di copie in tutte le repubbliche sovietiche. Intere generazioni di bambini (inclusa la classe dirigente russa attuale) sono cresciute leggendo le sue fiabe a scuola o ascoltandone gli audiolibri. In Russia, Cipollino è considerato quasi un eroe nazionale al pari dei personaggi del folklore locale.

4. I suoi frequenti viaggi in URSS

Rodari visitò più volte l’Unione Sovietica, frequentando scuole, pionieri e teatri, ed era trattato come una vera celebrità.
È proprio grazie a questo profondo legame culturale che la diplomazia russa usa Rodari come riferimento citazionale immediato, sapendo che qualsiasi cittadino russo comprende al volo la metafora.

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