di Federica Lucchini, 24 Dicembre 2025, Recensione sul blog MENTA E ROSMARINO
Questo articolo presenta la biografia Gianni Rodari. Una favola di pace come un’opera preziosa e coinvolgente, capace di restituire la complessità umana e intellettuale di uno scrittore ancora attualissimo. Attraverso il lavoro appassionato di Giorgio Diamanti, il volume svela manoscritti inediti, ricordi personali e testimonianze dirette. Ne emerge il ritratto di un Rodari maestro di pace, amicizia e creatività condivisa. Un libro indispensabile per chi ama la sua opera e desidera comprenderne più a fondo l’eredità civile e pedagogica.
“Gianni Rodari. Una favola di pace”. Come sottotitolo: “Biografia completa e aggiornata di un intellettuale scomodo”. L’editore Pietro Macchione ci ha dato la possibilità di gustare un dono natalizio succulento e prezioso, grazie al lavoro intenso e appassionato di Giorgio Diamanti, insegnante che ebbe l’opportunità con i suoi alunni di frequentare lo scrittore a partire dal dicembre 1978. Soprattutto ebbe il privilegio, con il consenso della moglie Maria Teresa Ferretti, di accedere ai manoscritti inediti per riordinare l’archivio. “La percezione che ho avuto -scrive- è quella di trovarmi di fronte ad un tesoro straordinario, surreale, fissato per sempre nel tempo che Gianni si è portato con sé in punta di piedi. L’avventura continua con la stessa passione”.

Il pregio di queste pagine è quello di colmare “ulteriori spazi di approfondimento sulla sua parabola umana, sulla sua evoluzione come persona”, evidenzia lo studioso Giorgio Banaudi. È, dunque, un volume che non può mancare nelle biblioteche degli appassionati o, comunque, di coloro che, apprezzata l’opera rodariana, vogliono conoscere meglio il mondo dello scrittore.
Questo libro è nato tra le pareti di casa Rodari a Monte Verde a Roma, accompagnato dalle confidenze della moglie, durante i pranzi o le cene con Diamanti. Ma è nato soprattutto con il cuore, con la gratitudine di aver vissuto esperienze formative fondamentali con gli alunni che, se lo scrittore non fosse morto improvvisamente, sarebbero continuate. “La sua morte non ci deve scoraggiare -aveva scritto Massimiliano, 9 anni, subito dopo aver appreso che non l’avrebbe più incontrato- Dobbiamo continuare quello che lui stava facendo, cioè di fare del mondo una favola di pace, e la pace la si ottiene con il piacere di essere amici”.
Questa biografia-testimonianza, per chiudere il cerchio, si avvale dell’opera di Marcello Argilli, del saggio di Luciano Caimi “Gianni Rodari: gli anni della formazione e della prima militanza comunista”, dove lo sfondo è rappresentato dal luogo delle sue origini –Omegna- per proseguire con Gavirate e la nostra terra.
“La me burtza! La me burtza!” (La mia cartella! La mia cartella!). Cominciano così i ricordi di scuola ad Omegna. “Ho un netto, sgradevole ricordo del primo giorno di scuola elementare -ha scritto su “Il Giornale dei Genitori” nel 1971- Sono in un banco seduto, e piango timidamente. Più che in un banco sono in un abisso di confusione. Perché non ho più la mia cartella. Ce l’avevo, un minuto fa”.
“Gianni Rodari ha la morosa che si chiama Rita” -appare scritto nel 1926 sul muro della drogheria di Omegna- Io sono diventato rosso, ho protestato, però era vero. Il mio innamoramento non è durato molto. Si dice che il primo amore non si scorda mai, ma io non ricordo chi fosse quella Rita. Forse non si scorda mai l’amore prima del primo amore”.
Questo vuole essere solo un assaggio di un percorso esistenziale che ha profuso semi che, ancora oggi, a distanza di 45 anni dalla sua morte, sono quanto mai attuali. Il decesso improvviso l’ha colto che aveva in cantiere una miriade di progetti, tra cui il più affascinante era “un bel libro scritto a diecimila mani”: quelle dei tanti alunni che aveva incontrato nelle scuole. “Ci rendeva protagonisti: nel gioco degli alberi fantastici, nell’invenzione della “Canzone contro le paure” -racconta Tommaso, uno di loro- Gianni diventava uno di noi”. Assaporatelo questo libro, anche nella sezione giornalistica in cui alla sua grandissima professionalità univa la peculiarità di essere “un rigoroso cercatore di farfalle”: espressione questa ricordata da un collega.
Federica Lucchini
